San Francesco: cultura e Spiritualità del Santo Patrono d’Italia Visualizza ingrandito

San Francesco: cultura e Spiritualità del Santo Patrono d’Italia

978-88-7962-169-4

Nuovo prodotto

Autori: Cacciotti Alvaro, Melli Maria

Maggiori dettagli

Disponibile

28,00 € tasse incl.

Scheda tecnica

anno:2010
argomento:Francesco d'Assisi
collana:Biblioteca di Frate Francesco
n° collana:10
formato:22x24
illustrato:SI
pagine:256

Dettagli

Catalogo della mostra: Roma, Basilica Santa Maria in Aracoeli - Convento San Bonaventura al Palatino; Acilia, Parrocchia San Leonardo da Porto Maurizio, 14 giugno-18 luglio 2010.

È una ragionata rassegna di personaggi, di situazioni, di motivi, di testimonianze, di materiali, sondati con rigore entro una ricca documentazione patrimoniale che si radica nel tessuto di un territorio ben preciso costituendone parte integrante ed ineliminabile.
I materiali documentari riguardano la città di Roma e di ben 120 nuclei insediativi, senza dimenticare i campi di evangelizzazione aperti in Medio Oriente, in Asia, nelle Americhe e, da ultimo, in Africa.

Da più di otto secoli, ormai, l’azione dei Francescani è ispirata al ministero del santo di Assisi. Essa si avvale dell’annuncio della speranza evangelica ed intende favorire l’incontro e la mutua conoscenza, al di là degli steccati ideologici e religiosi, nel rispetto delle reciproche differenze, in un comune cammino di ricerca della verità. In Roma e nel variegato territorio dell’attuale Lazio, i Francescani annoverano una presenza di persone e di azione ministeriale qualificata già prima della morte di Francesco, fino ai nostri giorni. La mostra "San Francesco: cultura e spiritualità del Santo patrono d’Italia", è una ragionata rassegna di personaggi, di situazioni, di motivi, di testimonianze, di materiali, sondati con rigore entro una ricca documentazione patrimoniale che si radica nel tessuto di un territorio ben preciso costituendone parte integrante ed ineliminabile. Di ogni aspetto della vita personale e associata, della vita religiosa, culturale e politica, delle espressioni artistiche e commerciali, si ritrovano materiali documentari che coprono il corso dei secoli e riguardano la città di Roma e di ben 120 nuclei insediativi, senza dimenticare i campi di evangelizzazione aperti in Medio Oriente, in Asia, nelle Americhe e, da ultimo, in Africa.
Un patrimonio rappresentato da pergamene, codici miniati, manoscritti, dipinti, arredi liturgici e devozionali, reliquiari, ricettari, vasellame, monili, incisioni, suppellettile da chiesa e di vita quotidiana, fondi fotografici, oggetti di svariata natura per innumerevoli scopi, biblioteche e archivi, beni architettonici ed enti socio-religiosi, sono l’elenco generico di una presenza da conoscere e da valorizzare con l’iniziativa della presente mostra.

Il 3 ottobre 1226, verso sera, provato nel fisico, Francesco d’Assisi muore, nudo sulla nuda terra, alla Porziuncola di Assisi, inneggiando al suo Signore.
Da quel momento il riferimento universale alla sua figura di santo è stato ininterrotto e sempre crescente, dovuto alla sua diversa santità.
In lui trova espressione il profondo amore verso ogni creatura e la comprensione tenerissima del dolore umano. Da subito la sua vita è stata un manifesto semplice di grandi idee, di libertà mentale, di tolleranza e di pace.
Un uomo proclamato Santo per aver affrontato, con umiltà e serietà, i reali problemi di chi non vuole fuggire le dure esigenze del vivere.
Nelle sue ultime parole perfino la morte trova una familiare collocazione che erge a speranza l’estremo esito della vita. L’universale riferimento a San Francesco, praticato da ogni epoca, è dovuto, allora, alle aspirazioni fondamentali di uomini e di popoli. Non solo le culture di stampo cristiano, passate o presenti, ma anche gli ambienti delle nazioni non cristiane che prendono coscienza sempre più delle scelte elementari e irreversibili, imposte dallo sviluppo in certe applicazioni scientifiche, rivolgono l’attenzione verso di lui; e lo fanno non per trovare una via d’evasione dagli urgenti problemi di questa vita, ma al contrario in lui trovano indicazione per la scoperta, la conferma e l’impegno alla trasfigurazione di questa stessa vita, in una unità dell’uomo e dell’universo, della natura e del sovrannaturale.
Da più di otto secoli, ormai, l’azione dei Francescani è ispirata al Ministero del Santo di Assisi.
Essa si avvale dell’annuncio della speranza evangelica ed intende favorire l’incontro e la mutua conoscenza, al di là degli steccati ideologici e religiosi, nel rispetto delle reciproche differenze, in un comune cammino di ricerca della verità. In Roma e nel variegato territorio dell’attuale Lazio, i Francescani annoverano una presenza di persone e di azione ministeriale qualificata già prima della morte di Francesco, fino ai nostri giorni.
La mostra "San Francesco: cultura e Spiritualità del Santo Patrono d’Italia", è una ragionata rassegna di personaggi, di situazioni, di motivi, di testimonianze, di materiali, sondati con rigore entro una ricca documentazione patrimoniale che si radica nel tessuto di un territorio ben preciso costituendone parte integrante ed ineliminabile.
Di ogni aspetto della vita personale e associata, della vita religiosa, culturale e politica, delle espressioni artistiche e commerciali, si ritrovano materiali documentari che coprono il corso dei secoli e riguardano la città di Roma e di ben 120 nuclei insediativi, senza dimenticare i campi di evangelizzazione aperti in Medio Oriente, in Asia, nelle Americhe e, da ultimo, in Africa.
Un patrimonio rappresentato da pergamene, codici miniati, manoscritti, dipinti, arredi liturgici e devozionali, reliquiari, ricettari, vasellame, monili, incisioni, suppellettile da chiesa e di vita quotidiana, fondi fotografici, oggetti di svariata natura per innumerevoli scopi, biblioteche e archivi, beni architettonici ed enti socio-religiosi, sono l’elenco generico di una presenza da conoscere e da valorizzare con l’iniziativa della presente mostra. Non a caso essa è stata pensata in un allestimento multiplo e in tre luoghi diversi della città di Roma: la centralissima basilica di Santa Maria in Aracoeli in Campidoglio, il silenzioso ma vitale convento di San Bonaventura al Palatino e la vivace parrocchia di periferia di San Leonardo da Porto Maurizio ad Acilia. Luoghi diversi per origine storica e funzione pastorale ancora espletata, eppure ugualmente legati all’iniziale intento francescano di collaborare, con semplicità e passione, alla dignità della vita di ogni uomo. I materiali in mostra – dal XIII secolo ad oggi – coprono il lasso di tempo della presenza dei Francescani.
La scelta dei tre siti indicati è, naturalmente, rappresentativa ed esemplificativa di una ben più articolata e complessa azione impossibile da ricondurre interamente nei vari, rari e preziosi materiali esposti.
La mostra è una iniziativa fortemente voluta dai Francescani di Roma e del Lazio che con il loro Centro Culturale Aracoeli promuovono da tempo la conservazione e la promozione di un inestimabile patrimonio posseduto nei vari conventi del territorio laziale.
Grazie alla sensibilità dell’ARCUS, si può dare corso ad un primo tentativo di non lasciare cadere nel dimenticatoio la continuità di una testimonianza multiforme e trarla da una situazione enigmatica, benché fortemente radicata nel territorio.
Se l’Umbria deve considerarsi a ragione la culla del movimento religioso nuovo nato da San Francesco, Roma e il Lazio, testificano l’immediato sviluppo dell’Ordine dei Frati Minori e non soltanto per il necessario contatto con la Curia Papale – presente a Roma e in altre città della regione – ma per il numero dei luoghi abitati dal Poverello e per i tanti “laziali” annoverati tra i suoi primi discepoli e amici. Il percorso e i materiali in esposizione attengono, dunque, ad una politica ricognitiva dei siti e della varietà del patrimonio oggi posseduti dalla Provincia Romana dei Frati Minori, ma la loro peculiarità risiede in due motivi tra loro strettamente connessi.
Da una parte si registra il primo tentativo di dare visibilità ad un complesso testimoniale non troppo conosciuto dal largo pubblico, anche se da questi sempre fruito in diverse situazioni di vita quotidiana.
Dall’altra parte, proprio per salvaguardare questo tratto, la mostra si avvale dell’azione contemporanea – nei tre luoghi indicati – di visitare gli ambienti e di osservare gli arredi che costituisco ancora oggi l’ambiente vitale di quelle comunità.
La ricognizione risulta stimolante anche per la messa in opera di una nuova concezione museale che ordina, lungo l’itinerario di visita, la traccia quotidiana della vita conventuale aperta a tutti e illustrata da preziosi reperti.